autunno

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lunedì 26 ottobre 2015

PAGINA SENZA NUMERO DAL ROMANZO "LA RAGAZZA DISEGNATA" di mimmo sola

 La campagna mostrava di se' i colori ed i profumi del silenzio, anche se le belle giornate invitavano a gite sui prati, ed ogni tanto le grida dei bambini in gioco davano fastidio alla quiete della natura, finiti gli ultimi lavori  nei campi che aspettavano il meritato riposo,  non schiere di gitanti in festa con i loro schiamazzi ed i loro rifiuti!
 Le nubi erano dense solo su un’operazione finanziaria che riguardava l’attività di Federico: puntualmente, quando sembrava che tutto fosse a posto, arrivava la richiesta di un nuovo documento da portare all’istituto erogante, per definire la pratica.
Nel frattempo soluzioni temporanee, ad alto costo, per arginare le falle aperte giorno per giorno, in attesa dell’operazione più consistente; che avrebbe consentito una tranquillità maggiore nel lavoro di lui.
Di tanto in tanto, Federico chiedeva la compagnia del fratello di Emanuela, Luca, nel fare  visita ai clienti, nella speranza di recuperare qualche credito oramai stantio. La crisi, i problemi, le tasse, erano argomenti  che giravano oramai in un giradischi rotto e di bocca in bocca avevano permeato anche coloro che, pur potendo pagare, chiedevano più tempo per estinguere il debito.
Durante il tempo passato in macchina, ci si scambiava qualche opinione. Luca era un ragazzo molto serio, un grande lavoratore a cui Federico aveva promesso una sistemazione non appena i programmi futuri si fossero concretizzati.
Sperava tanto che in uno dei pomeriggi in cui sarebbe andato a prendere Luca da casa, egli lo avrebbe invitato su a prendere un caffè. Questo si verificò un giorno di novembre, mentre fuori pioveva.
 Non appena Federico udì  -“Sali”  si buttò di slancio nelle scale, lasciando tra l’altro giù la macchina in moto, e per la fretta di salire quei tre piani, fece i gradini a quattro alla volta, girando stretto nella curva delle scale.
 Rimase impigliato col giubotto nel passamano della ringhiera, strappandolo rovinosamente, ma non gli importava e, senza nemmeno guardare l’entità del danno, si trovò davanti all’uscio.
Ad aprire la madre di Luca, una signora molto gentile ed attraente, nonostante il tempo ne scavasse il viso, sempre sorridente. Col fiatone Federico pronunciò il suo “buonasera, scusate il disturbo” e si sedette in salotto.        
-“Preferisci un caffè, un qualcosa di forte, o una caramella”-  gli sembrò di aver udito appena sedutosi, ma nella sua mente distratta, la preoccupazione che lei non fosse in casa.
 - “Vada per il caffè,  ricordo rispose,  anche perché ne arrivò uno fumante di li a poco.
Nel guardarsi intorno, alla ricerca di qualche indizio o movimento che potesse condurlo a lei, mentre Luca diceva di essere pronto a momenti, che vide spuntare da una porta Emanuela.
 Il fiatone ritornò.
Mostrando indifferenza, la salutò in modo cordiale,  lei gli si sedette di fronte.

Osservandola struccata, diversa da come era abituato di solito, gli diede una forza interiore tale da farlo sentire in quel momento pronto a proteggerla per tutta la vita, tanto quel volto che aveva davanti a se esprimesse naturalmente il desiderio di lei di essere compresa.