autunno

autunno

lunedì 17 agosto 2015

lavoro : continuazione

non accetto la differenza enorme di trattamento economico tra lavoro di pari dignità ed equiparazione, solo perchè cambia il soggetto datore. non è giusto. non è equo.
non accetto questa forbice così ampia. il lavoro, che dovrebbe innanzitutto essere produttivo di beni e/o servizi realmente utili, deve far sentire l'uomo uguale all'altro, nel consentirne l'espressione, nella realizzazione della propria opera; che serva a qualcuno o a qualcosa.
il trattamento economico  troppo diverso significa che la persona non è considerata di pari dignità nei confronti dello stesso tipo di lavoro, e troppe occupazioni  utili per il benessere dell'intera collettività, vengono considerate umilianti, di seconda o terza fascia, quando in realtà sono indispensabili e importantissime. chi ha deciso e continua a decidere che un operatore ecologico debba avere uno stipendio di un quinto rispetto ad un dirigente, di un decimo rispetto ad un magistrato, quando è colui che impedisce che i rifiuti ci sommergano? chi decide questo? non lavora forse 10 ore al giorno, per svolgere un compito importante, al pari di quello del dirigente o del magistrato, con la differenza che il suo tempo impiagato a svolgere un'utilissima mansione viene retribuito troppo poco? lo stesso dicasi per gli operatori in agricoltura, degli  operai in genere, della manodopera, con salari troppo bassi rispetto al rischio e al lavoro che svolgono...  c'è l'esigenza di riconsiderare tutto questo.
 solo elevando gli stipendi più bassi (almeno del 100%) si darà dignità a quelle persone che si adoperano in lavori si umili, ma non per questo meno importanti di altri. i soldi guadagnati in più darebbero una speranza di un futuro diverso, ed immessi nel circuito dei consumi risolverebbero il problema della crescita economica. e le risorse ci sono. basta saperle indirizzare.
un esempio: un lavoro manutentivo autostradale, di pari rischio e/o mansione, fa si, con le norme attuali, che un operaio dall'anas guadagni mediamente 2.500 euro mensili, (meritatissimi) ed un operaio di una ditta diversa, privata, solo 1.000.  se questi mille si potessero avvicinare ai 2.500, liberando il costo del lavoro da tutte le zavorre inutili, (su questo apriremo una discussione a parte) così che anche l'impresa non a partecipazione statale possa avere un suo tornaconto, credo che tutta l'economia ne gioverebbe, oltre al giovamento di quell'operaio, padre di famiglia, costretto  oggi a chiedere i soldi in prestito quando arrivano le bollette. (lo so perchè oggi quell'operaio sono io). e poi è normale che un' impresa a partecipazione statale, se eventualmente i conti non tornano, si possa risanare con l'aumento delle tasse, distribuite (per legge) anche a quell'operaio che non può pagare le bollette, ex dipendente della ditta che ha dovuto chiudere perchè nessuna banca l'ha sostenuta in un momento di difficoltà, banca invece che ha elargito somme per l'impresa partecipata dello stato che quando i conti non tornano chiede i soldi allo stesso stato che ne è socio e paga a discapito dell'azienda privata che è costretta a chiudere (si, ma la concorrenza, il mercato, altre entità metafisiche)................ inizio a perdermi. c'è qualcosa che non capisco. o meglio la capisco bene ma non ne posso parlare in questa occasione perchè la pagina diventa lunga ed il lettore si annoia.
alla prossima.
grazie