autunno

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domenica 6 settembre 2015

mi ripeto su richiesta (già pubblicato su fb)

Supertramp alla radio

ore 02,34, 16 giugno solo insieme alla notte, la temperatura è scesa un po, lo avverto perché apro la finestra, aria nuova, dopo mezza sigaretta in 6 metri cubi è opportuno, spengo la radio, sento un cane abbaiare in cerca di compagnia, o di alba ancora dormiente; avverto una leggera malinconia che non è propria della notte, ma del tempo e del luogo; che non può esprimere il suo potenziale, nel rettilineo vuoto e nullo nel suo essere vissuto, non idoneo allo scopo preposto, di movimento inesistente, di rumore assente, e scrivo o meglio tocco dei tasti e a scrivere è una macchina che lo fa per me con inchiostro che vedo sullo schermo scorrere man mano che la mente pensa e la mano va, e non cambia il senso ma solo lo strumento, perché di scrivere l’uomo ha bisogno, quando i cani diventano due almeno, o forse tre che si rincorrono nei lamenti, avvertendo un qualcosa che anch’io provo ma non riesco a descrivere bene, non potendo abbaiare, del resto abbaiare qui in sei metri cubi produrrebbe una eco soffocata, avendo anche chiuso la finestra perché oramai l’aria è cambiata…

Volevo scrivere una canzone, all’inizio, ma la mano va, forse sta diventando un altro libro che mai uscirà, ma tanto a cosa serve se il mondo non cambia ed il cane continua ad abbaiare - lo sento sempre più forte, più vicino, non è un caso che abbai così forse ha fame, anch’io ho fame non di cibo, ma di sapere: perché l’uomo ogni tanto si perde, nel pensare nella sua unicità di essere sensiente di volere ad ogni costo sopravvalutare se stesso a discapito del più debole, che non può farsi sentire, perché così come il cane pur abbaiando io non lo capisco, ma se mi viene più vicino e lo guardo negli occhi avverto che sta male e d’istinto lo voglio e lo devo aiutare - questi fratelli del mondo che scappano da altro uomo e non vengono compresi mi fa molto pensare, di come questo essere sensiente non avverta un’emozione questa notte, in un abbaiare continuo: forse nell’alba spero in un riscatto, ma temo durerà tanto questo buio; sicuramente finchè LUCE per tutti verrà…

Ho dei brividi ma non per il freddo, sono quei brividi che ognuno, se vuole, riesce a sentire; in nome di quell’essere umano a se uguale, pronto a morire per una speranza, che mai altro uomo dovrebbe poter negare. Sono quei brividi che spiegano l’ UMANO, altrimenti sarò solo strumento; lo stesso col quale stanotte ho potuto scrivere, ma che di sua volontà difficilmente guarderà un cane negli occhi.

MIMMO SOLA 17 GIUGNO 2015
Grazie per la lettura